Genki (元気) significa “energia”, “salute” o “vivacità” in giapponese, ma anche “stare bene”, “sano”, “energetico” o “allegro”.

Quale nome migliore per una Kombucha dal sorso facile?
Al di là delle mode e delle paure che stanno portando a rinunciare a qualche calice di vino in virtù di questa antichissima bevanda, sarebbe bene spendere qualche parola in più per un liquido che viene troppo spesso derubricato a bibita gassata piacevolmente acida.

La Kombucha infatti non è solo un fermentato che vanta più di 2200 anni di storia, ma racchiude in se una miriade di proprietà benefiche: probiotici, antiossidanti e acidi organici che danno un reale contributo al benessere fisico e al metabolismo.

Genki nasce a Torino, da una ricetta pensata per Meteri da Acido Lab, laboratorio indipendente che crea bevande pensate per stare a tavola e accompagnare i piatti con la stessa dignità di un buon vino.

Il metodo produttivo è rigorosamente artigianale. Si parte da tè asiatici selezionati (nel caso di Genki Te verde cinese Longjing e Te verde al gelsomino Longzhu) – scelti con l’occhio esperto di chi conosce le sfumature di ogni cultivar – a cui vengono unite erbe e piante locali coltivate secondo i principi della biodinamica e dell’aridocoltura, spesso in collaborazione con piccoli produttori locali, creando una rete di relazioni che valorizza la biodiversità locale.

Con un bell’equilibro tra residuo zuccherino e spinta acida, al naso si presenta con un bouquet floreale e sentori nocciolati. In bocca è tesa ma avvolgente, con sentori di fiori, agrumi e un tannino elegante.

E allora Kanpai, per rimanere in tema. E buona Genki a tutti.