La Denominazione Ghemme nasce in una parte dell’Alto Piemonte che non dà mai l’idea di essere uguale a se stessa, nemmeno spostandosi di poco tra una collina e l’altra.
Qui il paesaggio cambia con naturalezza: da un lato si apre verso la Valsesia, dall’altro si appoggia ai primi rilievi alpini e poi accompagna lo sguardo verso la pianura. È un territorio che porta addosso una storia molto lunga, scritta prima ancora dall’acqua e dal ghiaccio che dall’uomo. L’antico ghiacciaio del Monte Rosa e, più tardi, il lavoro del fiume Sesia hanno modellato nel tempo un suolo vario, fatto di combinazioni diverse di argille, ciottoli e componenti minerali. È proprio questa varietà a dare alla denominazione una personalità così riconoscibile: pur in uno spazio raccolto, il Ghemme riesce a esprimere sfumature diverse, a volte più distese, altre più tese, altre ancora più sottili e sapide. Non è un vino che si lascia ridurre a un’unica immagine, perché cambia tono con il cambiare della collina, della parcella, dell’equilibrio che ogni zona riesce a dare alle uve.
In questo contesto il Nebbiolo, che qui prende il nome di Spanna, trova una delle sue espressioni più personali. Non perde il carattere che lo ha reso grande, ma qui sembra parlare con una voce diversa, più misurata e insieme più viva. Il vino che ne nasce ha spesso un passo slanciato, una freschezza evidente, una vena acida sottile che non lo rende affatto leggero, ma gli dà ritmo, profondità e capacità di allungarsi nel bicchiere con naturalezza. È una freschezza che accompagna, non che semplifica; una qualità che rende il Ghemme leggibile e fine, senza togliergli serietà. Anche per questo il suo fascino non sta nella ricerca dell’impatto immediato, ma in una forma di eleganza che arriva poco alla volta e resta. Dietro questa identità c’è anche un patrimonio vegetale locale prezioso, recuperato e custodito nel tempo, che oggi aiuta a raccontare in modo ancora più chiaro il legame tra la vite e questo territorio.
A rendere il quadro ancora più interessante c’è poi la possibilità, prevista dal disciplinare, di affiancare allo Spanna una piccola quota di Vespolina e Uva Rara, fino al 15% complessivo. Non è una presenza necessaria, né una correzione del Nebbiolo: è piuttosto una possibilità che appartiene da tempo alla cultura contadina del luogo e che, quando entra in gioco, aggiunge una sfumatura in più senza cambiare l’anima del vino. La Vespolina può portare un accenno speziato, talvolta un dettaglio pepato; l’Uva Rara può contribuire a rendere il sorso ancora più sfumato e armonico. Sono differenze sottili, ma in una denominazione come Ghemme contano, perché aiutano a capire quanto questo vino viva di equilibrio e di misura, più che di effetti facili.
Anche i vini con menzione vigna raccontano bene questa sensibilità. In loro il legame con un punto preciso del paesaggio si fa ancora più evidente e il carattere della singola collina emerge con maggiore chiarezza. È un modo ulteriore per capire che Ghemme, pur essendo una denominazione piccola, contiene al proprio interno una ricchezza non comune. Forse è proprio questa la ragione per cui continua a incuriosire così tanto chi lo incontra davvero: non perché alzi la voce, ma perché riesce a farsi ricordare senza forzature, con un profilo composto, sapido, sfumato, capace di cambiare passo senza perdere coerenza. Quando il calice si svuota, resta quasi inevitabilmente una domanda semplice: come cambierà il prossimo assaggio?
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