C’è un paradosso affascinante nel nome Collio. Oggi questa terra evoca colline ordinate, filari tesi, ordinati e i venti freschi che scendono dalle Prealpi Giulie del Friuli Venezia Giulia.Ma sotto quel tappeto verde, racchiusa nei livelli marnoso-arenacei del suolo, batte la memoria di un mare caldo, eocenico. Un frammento di tropico che, dopo 50 milioni di anni, ha deciso di farsi assaggiare.

Mi presento! Sono Deborah Spinola.
E dal mio sguardo di geologa, nato tra le aule dell’Università di Trieste e dal mio istinto di sommelier, ho imparato questo: nel calice del Collio non vibra solo vino! Scorre un tempo passato, l’Eocene, respira un mare scomparso, affiora una roccia: la Ponka, che la geologia chiama Flysch. Bevi, e tocchi il tempo!

L’Identikit della Ponka – il Flysch
Dietro il nome dialettale si nasconde un termine tecnico: Flysch. La Ponka non è una roccia monolitica, ma un’alternanza regolare di strati: da un lato le marne (argille calcaree), dall’altro le arenarie (sabbie cementate dal calcare). È una “roccia a strati”, simile alle pagine di un libro che raccontano di correnti sottomarine cariche di fango e sabbia. Questa formazione è figlia di un’epoca in cui la Placca Africana e quella Euroasiatica iniziarono a collidere, sollevando il fondale marino e trasformandolo in colline. Oggi la Ponka si sgretola facilmente sotto l’azione degli agenti atmosferici, trasformandosi in un terreno argilloso straordinariamente ricco di sali minerali e microelementi. La forza della Ponka risiede nella sua capacità di gestire le risorse meglio di qualsiasi sistema di irrigazione artificiale. Le arenarie assicurano la permeabilità del suolo, evitando ristagni, mentre le marne trattengono l’umidità necessaria per nutrire la pianta. In questo suolo povero, le radici sono costrette a scendere in profondità, infilandosi tra le fratture degli strati.Questa fatica limita il vigore della vite, portando l’uva a una maggiore concentrazione aromatica.

E cosa si sente nel bicchiere? La “Verticalità
Nel mondo del vino si discute spesso di mineralità. Nel Collio, questa non è un ingrediente,ma un effetto sistemico. I carbonati e il pH alcalino del suolo influenzano la fisiologia della vite, modulando l’acidità e i precursori aromatici.

Tensione e Salinità: il risultato sono vini mai pesanti, caratterizzati da una spiccata “verticalità” e da un finale salino che pulisce il palato.

Evoluzione: questa composizione chimica ricca di calcio, conferisce ai vini, come per gli autoctoni Ribolla Gialla o Tocai Friulano, una naturale predisposizione al lunghissimo invecchiamento.

Geografia della Ponka – non tutte sono uguali
Le principali denominazioni di origine controllata (DOC) del Friuli Venezia Giulia definitedalla presenza della Ponka sono essenzialmente due.

DOC Collio o Collio Goriziano – il “cuore” della Ponka pura

Caratteristiche: il suolo è costituito dal cosiddetto Flysch di Cormòns (paese del Friuli Venezia Giulia), formatosi circa 50 milioni di anni fa nell’Eocene.
Composizione: si tratta di un’alternanza regolare di strati di marne (argille calcaree) e arenarie (sabbie cementate).
Sottozone rilevanti: aree come Cormòns, Oslavia e San Floriano del Collio sono emblematiche per questa formazione geologica.

DOC Friuli Colli Orientali
Questa denominazione, pur condividendo l’origine eocenica, presenta sfumature geologiche diverse che rendono i vini più strutturati.

Prepotto (vicino Cividale del Friuli): qui la Ponka è più eterogenea, con livelli argillosi più frequenti e arenarie più grossolane, poiché l’area era più vicina alle sorgenti dei sedimenti alpini.
Cialla (sottozona): è caratterizzata dal Flysch di Grivò, più antico di quello di Cormòns e segnato dalla presenza di blocchi di calcare.

La Ponka non si ferma alla frontiera italiana: oltre il confine, nella regione della Goriška Brda (la continuazione slovena del Collio), questa stessa roccia prende il nome di Opoka. In entrambi i casi, si tratta dello stesso “libro di pietra” che conferisce sapidità e verticalità a vitigni come la Ribolla Gialla e il Tocai Friulano. I produttori di queste zone utilizzano la Ponka come strumento narrativo perché esiste una coerenza tangibile tra la storia geologica e l’esperienza sensoriale.

Quando un produttore racconta che sotto le vigne c’è un antico fondale marino, il degustatore può effettivamente ritrovare quella traccia in una sapidità marina e in una chiusura salina che pulisce il palato. La Ponka permette di spiegare la verticalità del vino: una tensione acida e una precisione aromatica che sono frutto della fisiologia della vite che cresce su questi strati.

Un esempio virtuoso di interpretazione di questo territorio è l’Azienda Paraschos a San Floriano del Collio in provincia di Gorizia. Dal 2003, producono vini senza solfiti aggiunti, non filtrati, cercando di restituire intatta la purezza del vitigno e l’impronta del suolo attraverso lunghe macerazioni.

La Ponka non è un semplice tecnicismo da manuale di geologia; è uno strumento narrativo per il vino. È la prova che il terroir è “geologia applicata alla viticoltura”. Nel Collio il mare non si vede più, si è trasformato nel ritmo costante, preciso ed elegante che la terra detta al vino. Perché, come diceva Lavoisier, “nulla si crea, nulla si distrugge e tutto si trasforma”.